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A Lampedusa, al Museo della Fiducia e del Dialogo, per un tempo di umanità e di “corridoi umanitari”

Una visita significativa, quella del Presidente del Senato Grasso a Lampedusa, ultimo (o primo?) lembo d’Italia, porta d’Europa, segno di dolore e di speranza, ormai, per il mondo intero.
In un’intervista al quotidiano “Avvenire” la seconda carica dello Stato ha avuto parole forti e chiare sul tempo che stiamo attraversando, e sulle scelte che il momento impone: “Vengano qui i politici italiani ed europei che vogliono alzare muri, a comprendere per davvero, parlando coi lampedusani, le forze di polizia, i medici, i volontari. Li sfido a guardare negli occhi donne, uomini e bambini tremanti che hanno subito violenze indicibili e visto i propri cari morire: li sfido a chiamarli invasori”. “A Lampedusa”, ha aggiunto, “mi sono sentito orgoglioso di quest’Italia che soccorre e accoglie chi ha bisogno, un esempio di forza delle istituzioni e di umanità delle persone”. 
Grasso ha citato anche la recente, innovativa proposta (una proposta che è già esperienza concreta, sebbene limitata nei numeri) dei “corridoi umanitari”: “Mesi fa la Comunità di Sant’Egidio e la Federazione delle Chiese Evangeliche, che ne sono promotrici con la Tavola Valdese, sono venute a illustrarmi questo loro progetto, che ha già fatto arrivare in Italia famiglie di profughi attraverso voli dedicati e in totale sicurezza. Credo che questa iniziativa, oltre ad essere elogiata, vada presa ad esempio: più corridoi e meno barconi. Sono tanti i benefici: togliere soldi a criminali senza scrupoli, garantire l’incolumità alle donne e ai bambini, che sono le prime vittime delle traversate, delle violenze, dei naufragi, bilanciare gli arrivi anche sotto il punto di vista del genere. Ad affrontare i viaggi sui barconi sono soprattutto giovani uomini che lasciano le loro famiglie nel paese di provenienza, con la speranza di ricongiungersi in un secondo momento. Se potessero venire direttamente insieme, uomini, donne e bambini, anche l’impatto sociale e demografico sarebbe diverso”. 

Non è mancato, nel corso della visita, un passaggio al Museo della Fiducia e del Dialogo, da poco inaugurato nell’isola. Un luogo di memoria e di sensibilizzazione, dove le opere “alte”, prestate dagli Uffizi di Firenze e dal Museo del Bardo di Tunisi si mischiano all’arte “povera” delle migliaia di persone che attraversano il Mediterraneo, ai disegni dei bambini come Shahrazad, piccola siriana sfuggita alla guerra civile che dilania il suo paese, omonima della protagonista delle “Mille e una notte”.
Che il suo racconto e la sua storia trovino ascoltatori attenti, uomini e donne pronti a capire di più, a fare spazio all’umanità e alla ragione.

Francesco De Palma

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