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I nostri figli rideranno di un vecchio concetto di patria?

Il giorno dopo il referendum catalano, "possibile innesco di un big bang continentale" secondo Piero Schiavazzi, braccio di ferro in cui "hanno perso tutti" per Federico Petroni, gorgo nel quale "si stanno esaurendo le materie prime più necessarie alla convivenza: buon senso e tolleranza" come scrive Alberto Negri, sono andato a rileggermi dei grandi autori, Gandhi, don Milani, papa Francesco. 

Il primo: "Ben prima della Partizione è un dato di fatto che i cuori fossero già divisi. I musulmani erano nel torto, ma non erano i soli: anche gli Indù, anche i Sikh, erano da biasimare. E' necessario tuttavia che tutti guardino a Dio, non a Satana" (incontro di preghiera a Nuova Delhi, gennaio 1948).
Il secondo: "L'Europa è alle porte. La Costituzione è pronta a riceverla: 'L'Italia consente alle limitazioni di sovranità necessarie ...'. I nostri figli rideranno del vostro concetto di Patria, così come tutti ridiamo della Patria Borbonica. I nostri nipoti rideranno dell'Europa" (Lettera ai Cappellani Militari).
Il terzo: "Dio ha creato il cielo e la terra per tutti; sono gli uomini, purtroppo, che hanno innalzato confini, mura e recinti, tradendo il dono originario destinato all’umanità senza alcuna esclusione" (Messaggio per la I Giornata Mondiale dei Poveri).
Non so, ma mi sembra abbiano molta più ragione dei piccoli attori protagonisti dell'assurda crisi che si è aperta dall'altra parte del Mediterraneo.

Francesco De Palma
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