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70 anni dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo ...

“Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”
In queste parole leggiamo il fulcro della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, un testo in cui si affermano principi che andavano enunciati, normati e ripetuti per vivere in una pacifica convivenza, tra i diversi stati del mondo. 

Prima ancora che si sopissero gli echi della seconda guerra mondiale, il 24 ottobre 1945, nacque l’Organizzazione delle Nazioni Unite, un organismo intergovernativo voluto per il salvataggio delle generazioni future dalla devastazione di un nuovo conflitto internazionale. Ma, il periodo postbellico fu molto complicato anche per le nazioni vittoriose nel conflitto: ciò è dovuto, sia a causa dell’urgenza di ricostruire case, edifici pubblici, fabbriche, come di bonificare le campagne e le città dalle armi, sia per via delle incomprensioni e dei contrasti sorti fra Stati Uniti ed Unione Sovietica.
In un quadro così complesso, in seno alle Nazioni Unite, il 10 dicembre 1948 fu sancita la “Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo”.
Già nel corso della Rivoluzione Francese, il 26 agosto del 1789, fu elaborata una “Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino”, prendendo ispirazione dalla “Dichiarazione d'indipendenza americana”.
La dichiarazione dei diritti dell’uomo del 1789 segnò uno stravolgimento totale nella società degli stati. Fu un documento molto importante perché rappresentava la prima esperienza del genere e servì da ispirazione del per la redazione del documento elaborato dall’ONU.
Nel testo della Dichiarazione sancita nel 1948, già nel “Preambolo”, si enunciavano i criteri fondamentali per una convivenza pacifica e dignitosa per tutti “i membri della famiglia umana”. Inoltre, “un mondo in cui gli esseri umani godono della libertà di parola e di credo; e della libertà dal timore e dal bisogno (…) proclamate come la più alta aspirazione dell'uomo”.
A questo scopo, si riteneva indispensabile l’adozione di norme giuridiche a protezione dalla tirannia e oppressione, e che “è indispensabile promuovere il progresso sociale e un migliore tenore di vita”.
Infine, il Preambolo considera “concezione comune di questi diritti e di queste libertà, di massima importanza per la realizzazione di questi impegni”.
Nella Carta si enuncia il principio “inviolabile” per il quale tutti gli uomini sono uguali davanti alla legge e davanti a Dio. Inoltre, ciascun essere umano ha diritti di cui non può essere privato, quali la vita, la libertà e la ricerca della felicità.
Un’altra parte fondamentale della Carta riguarda la definizione dei diritti “naturali”, cioè quelli della vita dell’uomo. Negare questi diritti, misconoscerebbe il diritto di ciascun singolo ad essere considerato come persona. I diritti naturali sono qualificati con le seguenti caratteristiche: sono inviolabili; sono inalienabili, cioè non possono essere assolutamente ceduti; sono imprescrittibili, cioè non è prevista la possibilità di modifica nel tempo.
I diritti fondamentali di base sono: la vita, la sicurezza e la libertà.
Per ciò che concerne l’uomo e il cittadino, nella Carta sono specificati un insieme di diritti di diversa tipologia: i diritti civili, quale la libertà; i diritti politici come il diritto di voto; i diritti economici, cioè il diritto di percepire un salario mediante quello di lavorare; il diritto sociale, che concerne l’essere curati, il mantenimento in salute; quello culturale, quindi allo studio e all’istruzione.
La Dichiarazione, nella sua stesura definitiva, al voto dei 58 Paesi che facevano allora parte delle Nazioni Unite, vi furono 48 voti favorevoli, 8 astensioni (dell’Unione Sovietica, della Polonia, della Cecoslovacchia, della Jugoslavia, dell’Ucraina, della Bielorussia, del Sudafrica e dell’Arabia Saudita). Honduras ed Yemen non parteciparono al voto.
La Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo è un “ideale” che le nazioni di tutto il mondo condividono, ma non ha forza di legge. Pertanto, tra il 1948 ed il 1966, uno dei compiti principali della dell’Organizzazione delle Nazioni Unite è stato quello di creare un corpo normativo internazionale sui diritti umani basato sulla Dichiarazione, istituendo i meccanismi necessari perché fossero osservate.
In questi anni molti passi sono stati compiuti per raggiungere una pari dignità tra i popoli delle diverse nazioni, ma ancora c’è molto cammino da fare per raggiungere il risultato di una pacifica convivenza nel mondo. La Dichiarazione è sicuramente un documento di fondamentale importanza a cui fare riferimento, come un punto fermo da cui partire per costruire, o ricostruire una pacifica convivenza tra le nazioni.

Germano Baldazzi
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