Revisione della spesa pubblica: il consiglio dei ministri nomina Enrico Bondi Commissario straordinario

Durante il consiglio dei ministri riunitosi a Palazzo Chigi, sotto la presidenza del Presidente del Consiglio, Mario Monti, il primo punto all’ordine del giorno ha riguardato la revisione della spesa pubblica ormai più nota come “spending review”,  rapporto illustrato dal Ministro per i Rapporti con il Parlamento e il Programma di governo, Piero Giarda. L’analisi delle voci di spesa delle pubbliche amministrazioni contenuta nel rapporto ha voluto individuare, per eliminarle, le inefficienze e gli sprechi di spesa e per ottenere, con una migliore gestione della spesa pubblica, risorse da destinare alla crescita e raggiungere gli obiettivi di finanza pubblica,  l’ammodernamento dello Stato e il rilancio dell’economia e dell’occupazione.
Sono 5 principali le anomalie evidenziate dal rapporto. La prima riguarda la sproporzione esistente nella struttura della spesa pubblica italiana per cui spendiamo meno della media dei Paesi OCSE per la fornitura di servizi pubblici e per il sostegno agli individui in difficoltà economica mentre superiamo la media europea per quanto riguarda le spese per gli interessi sul debito pubblico e per le pensioni. La seconda anomalia è rappresentata dal costo della produzione dei servizi pubblici (scuola, sanità, difesa, giustizia, sicurezza), aumentate negli ultimi trenta anni secondo l’ISTAT molto più rapidamente dei costi di produzione dei beni di consumo privati e che non è stato accompagnato da un adeguato livello di qualità. La terza nota dolente, secondo il rapporto di Giarda, è stata identificata nell’aumento delle spesa dovuto alle diffuse carenze nell’organizzazione del lavoro all’interno delle amministrazioni, nelle politiche retributive e nelle attività di acquisto dei beni necessari per la produzione, mentre le quarta riguarda l’evoluzione della spesa e la sua governante, che ha risentito non solo dell’andamento demografico, ma anche di decisioni che riguardano la sfera politica e la struttura degli interessi costituiti. Ne sono esempio, negli ultimi venti anni, l’aumento della spesa sanitaria e la diminuzione della spesa per l’istruzione, scesa quest’ultima dal 23,1 per cento al 17,7 per cento. L’ultima anomalia analizzata dal rapporto riguarda il rapporto centro-periferia, per cui gli enti locali esercitano le stesse funzioni, a prescindere dalle dimensioni e caratteristiche territoriali. Questo porta a una lievitazione dei costi negli enti con un numero inferiore di abitanti. In conclusione, nel medio periodo si può pensare ad una revisione di spesa pari a circa 295 miliardi di euro che però nel breve periodo diventano 80 miliardi e nel 2012 di soli 4,2, equivalenti a 7,2 su base annua. Quest’importo però potrebbe servire nelle intenzioni del governo, ad evitare l’aumento di due punti dell’IVA previsto per gli ultimi tre mesi del 2012.
La cura proposta intende potenziare quella seguita dal Governo nei primi mesi di attività, come la diminuzione delle consulenze e ai tagli all’organico, la riduzione degli stipendi dei manager pubblici, i tagli sui voli di stato e sulle “auto blu”, la soppressione di enti, o la riforma delle province.
Per assicurare una rapida esecuzione al programma di revisione della spesa, il Consiglio dei Ministri ha previsto, tramite decreto legge,  di incaricare Enrico Bondi quale Commissario straordinario per la razionalizzazione della spesa per acquisti di beni e servizi. A lui quindi  il compito di definire il livello di spesa per voci di costo e di coordinare l’attività di approvvigionamento di beni e servizi da parte delle PA, nonché di assicurare una riduzione della spesa per acquisti di beni e servizi, per voci di costo, delle amministrazioni pubbliche. Come primo revisione di spesa Bondi ha dichiarato di voler rinunciare al rimborso a lui spettante, scalando così dalle spese i primi 150 mila euro…

Marco Peroni
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