Macron e il manifesto sull’Europa

Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha scelto di rivolgersi direttamente ai “cittadini d’Europa” con una lettera-manifesto diffusa simultaneamente in 22 lingue, destinata ad allargare il dibattito sull’Unione in vista delle prossime elezioni del 26 maggio e di una ridiscussione dell’assetto e dei compiti delle istituzioni comunitarie.
Il sentimento che domina l’appello è l’“urgenza”: “Mai dalla II guerra mondiale, l’Europa è stata così necessaria. Eppure, mai l’Europa è stata tanto in pericolo”. 
E’ il pericolo di un disfacimento del sogno europeo sotto i colpi del populismo e del sovranismo, un pericolo che Macron esemplifica nella questione “Brexit”, “emblema della crisi dell’Europa, che non ha saputo rispondere alle esigenze di protezione dei popoli di fronte alle grandi sfide del mondo contemporaneo. Emblema, anche, dell’insidia” che si nasconde in un vento di menzogna e di irresponsabilità. “Chi ha detto ai britannici la verità sul loro futuro dopo la Brexit? Chi ha parlato loro di perdere l’accesso al mercato europeo? Chi ha evocato i rischi per la pace in Irlanda tornando alla frontiera del passato? Il ripiego nazionalista non propone nulla; è un rifiuto senza progetto”.
“Di fronte a queste manipolazioni, dobbiamo resistere”, continua l’inquilino dell’Eliseo. “Dire innanzitutto cos’è l’Europa. È un successo storico: la riconciliazione di un continente devastato, in un inedito progetto di pace, di prosperità e di libertà. Non dimentichiamolo mai. E questo progetto continua a proteggerci oggi”. 

E’ stato notato come il lessico macroniano intenda rispondere al sovranismo con un sovranismo più vero. L’Europa, allora, non è l’istituzione, “non è solo un mercato”. E’ un progetto che protegge, è uno scudo di portata continentale che ferma i flutti impetuosi dell’accelerazione della storia, di una globalizzazione troppo più grande di uno stato solo, di una rivoluzione dell’informazione che minaccia i nostri valori. Macron vuole difendere i confini dell’Europa – sì, proprio, difenderne i confini – dall’onda che sta per sommergerla, riprendendo alcuni refrain populisti, ma piegandoli alla riformulazione ed alla proposizione di un’identità pienamente europea.
Di qui la proposta di un “Rinascimento europeo”: “Resistendo alle tentazioni del ripiego e delle divisioni, vi propongo di costruire insieme questo Rinascimento su tre ambizioni, la libertà, la protezione e il progresso”.
Segue una serie di idee molto interessanti, un’“Agenzia europea di protezione delle democrazie che fornirà esperti europei ad ogni Stato membro per proteggere il proprio iter elettorale contro i cyberattacchi e le manipolazioni”, il bando da “internet, con regole europee, [di] tutti i discorsi di odio e di violenza, in quanto il rispetto dell’individuo è il fondamento della nostra civiltà di dignità”, la revisione dello “spazio Schengen: tutti coloro che vogliono parteciparvi devono rispettare obblighi di responsabilità (rigoroso controllo delle frontiere) e di solidarietà (una stessa politica di asilo, con le stesse regole di accoglienza e di rifiuto)”, uno sguardo nuovo rivolto “verso l’Africa, con cui dobbiamo stringere un patto per il futuro, assumendo un destino comune, sostenendo il suo sviluppo in modo ambizioso e non difensivo”. 
“Non possiamo lasciare che i nazionalisti sfruttino, senza soluzioni, l’ira dei popoli”, conclude il presidente francese”. “Non possiamo essere i sonnambuli di un’Europa rammollita”. Si si deve lavorare per un futuro tanto costruttivo quanto capace di rassicurare, mettendo in conto i “cambiamenti necessari, senza tabù, neanche quello della revisione dei trattati”. 
Macron prende insomma in mano la bandiera dell’Unione Europea, riappropriandosi in forma inclusiva e cooperativa delle parole d’ordine sovraniste, convinto com’è che una proposta positiva avrà la meglio su una sterile contrapposizione. Avrà ragione? Ce lo dirà il futuro. Certo è che non gli manca il coraggio di fare dell’Europa la pietra di paragone tra il successo e l’insuccesso, il cuore di un “noi” contro un “loro” antieuropeo (le grandi potenze globali, le grandi aziende digitali). Come è stato scritto, “monsieur le Président è da solo contro tutti, ma almeno ha un’arma e non ha paura di proporla al popolo” (A. Fioravanti).

Francesco De Palma
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