Santa Sede e Cina: “Si è aperta una porta e questa porta difficilmente potrà essere richiusa”

Si è parlato molto di Cina, e di papa Francesco, alla presentazione del volume “L’accordo tra Santa Sede e Cina. I cattolici cinesi tra passato e futuro”, edito da Urbaniana University Press, a cura di Agostino Giovagnoli ed Elisa Giunipero. 
Sono intervenuti l’arcivescovo Claudio Maria Celli, presidente del cda del Centro Televisivo Vaticano, Federico Lombardi, ex direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Romano Prodi, ex presidente del Consiglio ed ex presidente della Commissione Europea, Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio. 

Prodi ha aperto la discussione con un quadro generale degli enormi cambiamenti che si sono verificati nell’immenso spazio cinese. Un paese che accoglie un quinto dell’umanità, che ha visto rafforzarsi l’identità nazionale, che vive la continuità secolare di una cultura di grande spessore e finezza e al tempo stesso l’accelerazione economica impressa dalle scelte degli ultimi 40 anni. L’ex presidente della Commissione Europea si è mostrato molto positivo sulla possibilità che l’accordo provvisorio siglato tra Santa Sede e Repubblica Popolare nel settembre di un anno fa – accordo storico che riguarda l’annosa questione delle modalità di selezione e nomine vescovili – possa reggere alla prova. Tanto più in un tempo in cui la Santa Sede è percepita come meno caratterizzata in senso occidentale del passato. La figura di papa Francesco ha permesso di incamminarsi verso una liberalizzazione dell’attività pastorale che si intuisce gravida di ulteriori e significativi sviluppi.
Mons. Celli, che ha vissuto in prima persona la costruzione del dialogo prima e dell’accordo poi, in un lucido e appassionato intervento, ha ricostruito la lunga storia del negoziato, partito già ai tempi di Giovanni Paolo II. “Nel corso del tempo”, ha testimoniato il vescovo, “il clima è cambiato. Grazie allo sforzo di Roma, alla serietà delle autorità cinesi, ma anche a tanti membri della Chiesa che sono stati insieme autenticamente cattolici e autenticamente cinesi. C’è stato un graduale e reciproco avvicinamento. Ora c’è un dialogo fatto di rispetto e di stima: si è aperta una porta e questa porta difficilmente potrà essere richiusa”.
Riccardi è partito dalla lunga controversia tra Vaticano e Cina. La contrapposizione era dura, ideologica, simbolica, capace di nutrire una forte resistenza ad ogni composizione, su entrambi i fronti. La posizione cinese era quella tipica di un paese millenario: “La sovranità nazionale arriva fino ai cieli”, disse Mao Zedong a Pajetta, inviato del PCI, racconta l’iniziatore di Sant’Egidio. Solo una pratica di paziente incontro poteva costruire, com’è stato, il riavvicinamento tra Roma e Pechino. Nasce ora un soggetto cattolico unito e pubblico che potrà dire la sua nell’ambito della società cinese. Per un gregge di circa 11 milioni di fedeli, con tante difficoltà, eppure vitale, si apre ora la sfida del futuro.

Francesco De Palma
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