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Il prezzo della speranza

Di ieri la notizia che il cadavere di un bambino “d’una decina d’anni” era stato ritrovato nel vano carrello di un aereo Air France partito da Abidjan ed atterrato a Parigi-Charles de Gaulle. La vicenda, l’ingenuo e tragico gesto di un piccolo che sognava l’Europa, un futuro diverso e migliore per sé e per la propria famiglia, ci ha messi ancora una volta di fronte alla realtà che la retorica e i luoghi comuni sull’“invasione” finiscono per nascondere – autoassolvendoci -, e ha fatto pensare alla storia di Yaguine e Fodé, per tanti versi analoga.

Nel 1999, infatti, all’aeroporto di Bruxelles, furono rinvenuti i corpi assiderati di due ragazzi originari della Guinea: Yaguine Koita e Fodé Tounkara. Su uno di loro fu trovata una “Lettera indirizzata ai responsabili dell’Europa”, in cui con toni rispettosi e commoventi, si esprimeva il bisogno di una vita più dignitosa, di un’istruzione migliore: “Signori membri e responsabili dell’Europa, è alla vostra solidarietà e alla vostra gentilezza che noi gridiamo aiuto in Africa. […] Se vedete che ci sacrifichiamo e rischiamo la vita, è perché soffriamo troppo in Africa e abbiamo bisogno di voi per lottare contro la povertà e mettere fine alla guerra in Africa. Ciò nonostante noi vogliamo studiare, e vi chiediamo di aiutarci a studiare per essere come voi in Africa”.

In Francia la scoperta di questo dramma dell’emigrazione ha suscitato diverse reazioni. In un comunicato la Comunità di Sant’Egidio del paese transalpino ha espresso il proprio cordoglio e ha sottolineato come quanto accaduto debba “spingere l’Europa ad ascoltare il grido dell’Africa, favorendo in modo concreto e urgente il suo sviluppo”, e nel medesimo tempo “i paesi africani a preoccuparsi concretamente dei tantissimi loro giovani che chiedono scuola, lavoro, futuro”. Domani una preghiera in memoria del bambino ancora senza nome sarà organizzata dall’associazione cattolica nella chiesa di Saint-Séverin, in pieno centro di Parigi.

In Italia, d’altra parte, la tragedia ha spinto Roberto Saviano a scrivere su “Repubblica” un pezzo forte e partecipe: “E’ un bambino ad essere morto. Provate a immaginarvi voi stessi a dieci, dodici anni, chi eravate, come eravate. […] Ha sperato di aver trovato il modo di arrivare in Europa, di farcela ad avere la sua possibilità di vita. […] Se provassi a descriverne il terrore che deve averlo attanagliato al buio, al gelo estremo, mentre spariva l’ossigeno, mentre le orecchie gli sanguinavano per la pressione, verrei descritto come un buonista, un molle, uno speculatore. […] La cancrena generata dalla politica populista risiede tutta nell’aver costretto uno dei temi più complessi del nostro tempo, l’Africa e le politiche migratorie, ad una gabbia interpretativa banalissima e ideologica”.

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