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E’ ancora buio, oltre la siepe …

“La stragrande maggioranza delle migliaia di statunitensi detenuti nel braccio della morte vi si trova per aver ucciso un bianco, sebbene in media il 50% delle vittime degli omicidi sia costituito da persone di colore. E i condannati sono generalmente neri”. E’ la denuncia che sr. Helen Prejean, la religiosa americana che da anni si batte contro la pena capitale, fa regolarmente per segnalare quanto essa sia intrinsecamente ingiusta (oltre che inumana). “C’è uno schema razzista nella comminazione delle sentenze” e “povertà e denaro giocano un ruolo determinante” nel meccanismo che porta alle incriminazioni.

E’ questo il tema de “Il diritto di opporsi – Just Mercy”, film che pochi avranno potuto apprezzare prima che le sale cinematografiche venissero chiuse per l’emergenza sanitaria, ma che avrebbe meritato di essere visto e discusso. E a quel tema si aggiunge l’indignazione per il fatto che all’incirca un decimo dei condannati a morte dal sistema giudiziario statunitense viene poi scagionato dopo che la sentenza è passata in giudicato. Quanti innocenti avrebbero rischiato l’omicidio di stato! E chissà quanti innocenti hanno concluso i loro giorni con l’esecuzione capitale ….

La vicenda – vera, si badi – è ambientata a Monroeville, Alabama, luogo che ai più non dirà nulla, ma è ben conosciuto a chi ha amato il romanzo di Harper Lee (To Kill A Mockingbird, cioè Il buio oltre la siepe) e la sua trasposizione cinematografica con il grande Gregory Peck nella parte di Atticus Finch. Nel film ci si fa riferimento più volte (si parla anche del Museo di Harper Lee); eppure la gente del posto – anni ’80 – non sembra aver imparato molto da quella storia ambientata 50 anni prima.
E così Walter McMillian, neo e innocente, viene condannato a morte per aver ucciso una ragazza di 18 anni, nonostante le prove siano state chiaramente costruite per risolvere in qualche modo il caso. A difendere Walter un nuovo Atticus, questa volta nero, il giovane avvocato Bryan Stevenson.

“Il diritto di opporsi” è una rivolta del senso di giustizia contro un sistema costruito ai danni della popolazione nera e dei poveri E’ uno di quei film civili che hanno fatto grande il cinema americano. E, pur non essendo un capolavoro, ricorda a tutti che la disuguaglianza dovrebbe ancora far scandalo, e che giustizia e pietà possono camminare insieme: sarà l’elemento umano, la compassione provata da alcuni dei personaggi coinvolti nelle accuse a Walter, a convincerli di dover smontare, anche a rischio di uno svantaggio personale, il castello di carte falso e omicida messo su dallo sceriffo e dalla procura distrettuale.

Francesco De Palma

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