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Un fallimento che fa male …

E così si ritorna alla didattica a distanza, ribattezzata didattica digitale integrata.

Forse non c’era altra strada. La situazione è grave, si spera che queste misure possano servire a modificare l’andamento della curva epidemiologica.

Quel che è certo è che siamo in presenza di un fallimento.

Perché insegnare a distanza non è insegnare. Perché tanti, troppi ragazzi hanno bisogno di un accompagnamento di prossimità, ovvero di essere incoraggiati, spronati, spinti, “forzati”, da qualcuno che stia loro accanto. Perché la scuola non è solo trasmissione di conoscenze o di competenze, ma è socialità, relazionalità, “fuoco” misterioso che si accende tra maestro e discepolo.

Pur con tutte le mascherine e le nuove regole abbiamo gioito in classe, per quattro-cinque settimane. Nel rivederci, nell’incrociare gli sguardi, nell’essere insieme.

Qualcosa resta anche a distanza, tra un computer e l’altro. Ma non è la stessa cosa. Nemmeno lontanamente.

Abbiamo fallito.

Poco più di un mese fa il presidente Mattarella, a Vò per la cerimonia di inaugurazione dell’anno scolastico, aveva colto l’enorme valenza simbolica sottesa alla ripresa dell’insegnamento in presenza: la cerimonia di oggi – diceva – “ha il valore e il significato di una ripartenza per l’intera società”.

Ebbene, non siamo riusciti a ripartire.

Colpa del governo, sì. Colpa delle regioni, sì. Colpa dei giovani, sì, anche loro. Colpa degli adulti, sì, anche nostra. E’ colpa di tutti.

E’ la nostra intera società che non è stata capace di salvaguardare il risultato raggiunto a inizio estate. La distanza che oggi dobbiamo scontare è il contrappasso che ci spetta per esserci assembrati troppo nell’incoscienza di prima e avvicinati poco in una consapevolezza nuova; per aver pensato di potercela cavare a buon mercato, dimenticando tutto.

E allora, quando sarà possibile – speriamo presto – rientrare insieme in un’aula scolastica, non dimentichiamo questo fallimento che fa male. Ricordiamoci che c’è qualcosa di prezioso che dobbiamo preservare in ogni modo, facendo attenzione, tenendo gli occhi aperti, facendo andare di concerto cuore e ragione.

Francesco De Palma

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