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Nuove linee guida per l'integrazione a scuola dei minori di origine straniera

Poco prima di essere sostituita da Stefania Giannini, l’ex ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza aveva firmato il testo delle nuove “Linee guida per l’accoglienza e l’integrazione degli alunni stranieri”. Le precedenti risalivano al 2006, quando gli alunni stranieri erano la metà degli attuali 830.000. 
Una revisione, dunque, si imponeva. 
Le nuove “Linee guida” si presentano come un aggiornamento pensato “nel solco di una normativa partecipata”, tenendo conto del buon grado di integrazione che la scuola italiana nel suo complesso già riesce a esprimere, nonché dei modelli di inclusione e di sostegno didattico collaudati in questi anni.
Ma costituiscono anche lo sforzo di rappresentare uno spaccato più realistico e up to date della pluriforme presenza di alunni di origine straniera nell’universo scolastico. 
Una presenza pluriforme per la sua composizione - il MIUR elenca alunni con cittadinanza non italiana, minori non accompagnati, alunni figli di coppie miste, alunni provenienti dall’adozione
internazionale, alunni rom -, come pure per il tipo di scuola che i minori considerati frequentano. 
Le “Linee Guida” fotografano una diminuzione della percentuale di alunni stranieri iscritti alla scuola primaria a vantaggio di quella relativa alle iscrizioni dei loro “fratelli più grandi” nella scuola secondaria di primo e secondo grado - sono 200.000 gli studenti con cittadinanza non italiana iscritti alle superiori -. E' il segno di una stabilizzazione della nostra immigrazione. Un’evoluzione che significa tanto, anche se porta con sé nuove sfide. Quelle dell’insuccesso e della dispersione scolastica; ma anche quella della cosiddetta “segregazione formativa”, per cui i ragazzi stranieri si concentrano negli istituti tecnici e professionali, lasciando i licei agli italiani: una scelta che sembra “determinata più dalla condizione socio-economica delle famiglie che dalle capacità e dalle vocazioni elettive degli studenti” e sulla quale bisognerebbe pertanto intervenire con un adeguato orientamento.
Le nuove “Linee guida” insistono sulla necessità di evitare concentrazioni di alunni stranieri in una scuola o in una classe, ma, d’altra parte, sottolineano “le potenzialità positive di crescita” che le classi eterogenee portano con sé. E’ chiaro che si punta con forza ad un’educazione interculturale che “rifiuti sia la logica dell’assimilazione sia quella della convivenza tra comunità etniche chiuse”, centrata sul dialogo e sul “reciproco riconoscimento e arricchimento”.
C’è una valorizzazione delle possibilità insite in una presenza plurale e stimolante che informa tutto il documento. In esso si respira un soffio di ottimismo, di fiducia nella capacità pedagogica di affrontare la problematicità connessa coi rapidi mutamenti che il nostro presente attraversa. 
A leggerlo sembra davvero, come si ripete molto in questi giorni di inizio esecutivo, che la scuola possa essere la base da cui ripartire per vincere la sfida dell’oggi e ripensare il futuro. E appare sempre più incomprensibile ogni ritardo nel rivedere una legge sulla cittadinanza non più rispondente all’immagine delle nostre classi, al vissuto delle nuove generazioni. 
Nel paese cresce la consapevolezza che una società che - pur tra mille difficoltà - accoglie uomini e donne provenienti da tanti luoghi del mondo, e, soprattutto, ne forma i figli, plasmandoli come italiani, come bambini e ragazzi che parlano la nostra lingua, che si interessano a quel che succede nel nostro paese, che studiano la nostra storia e la nostra letteratura, deve andare verso uno ius soli o - meglio ancora, per chi giunge in Italia a qualche anno dalla nascita - uno ius culturae. Per marcare, anche normativamente, il passaggio fondamentale che è la conclusione di un ciclo scolastico. Punto di arrivo di un percorso di inserimento e dunque possibile punto di partenza di un altro itinerario, di cittadinanza e di inclusione. 

Francesco De Palma

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