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Il sogno dell’abolizione della guerra …

Papa Francesco ha da poco incontrato i cappellani militari, riuniti a Roma per un Corso di Diritto Internazionale Umanitario promosso dal Pontificio Consiglio “Giustizia e Pace” e ricevuti in udienza. 

La guerra, ha osservato Bergoglio, “sfigura i legami tra fratelli, tra nazioni”. Nonché “coloro che sono testimoni di tali atrocità”. Il sogno dei cristiani, ha proseguito il pontefice, è la fine di tutto questo: “Come cristiani restiamo profondamente convinti che lo scopo ultimo, il più degno della persona e della comunità umana, è l’abolizione della guerra. Perciò dobbiamo sempre impegnarci a costruire ponti che uniscono e non muri che separano; dobbiamo sempre aiutare a cercare uno spiraglio per la mediazione e la riconciliazione; non dobbiamo mai cedere alla tentazione di considerare l’altro solamente come un nemico da distruggere, ma piuttosto come una persona, dotata di intrinseca dignità, creata da Dio a sua immagine”.
A chi ha una certa età, a chi è stato obiettore di coscienza, a chi è impegnato nell’educazione delle giovani generazioni, viene in mente la famosa lettera ai cappellani militari toscani scritta da don Lorenzo Milani e dai ragazzi della scuola di Barbiana negli ormai lontani anni Sessanta.
Il sogno di papa Francesco è lo stesso di don Milani e di quegli adolescenti, un sogno che essi ritrovavano tanto nel Vangelo quanto nella Costituzione, art. 11: «L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli». 

La lettera continuava: “I nostri figli rideranno del vostro concetto di Patria, così come tutti ridiamo della Patria Borbonica. I nostri nipoti rideranno dell'Europa. Le divise dei soldati e dei cappellani militari le vedranno solo nei musei”.
Certo, in un tempo di “III guerra mondiale a pezzi”, in un tempo in cui l’ideale europeo è scosso dal voto di milioni di elettori, in un tempo in cui si esalta l’uso delle armi tenute a portata di mano, questo può sembrare un sogno irreale. Ma don Milani sapeva, papa Francesco sa, che quel sogno è profetico: “Aspettate a insultarli. Domani forse scoprirete che sono dei profeti”, continuava la lettera di Barbiana, riferendosi agli obiettori di coscienza, ai miti, ingenui e tenaci sognatori dell’abolizione della guerra.

Francesco De Palma

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