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“Chi dà il pane cambia il mondo” (e altre parole)

Si segnalano di seguito notizie e commenti apparsi su quotidiani o siti web italiani in questi giorni. 
La scelta delle testate e dei brani evidenziati è chiaramente soggettiva e non ha alcuna pretesa di esaustività.

“Avvenire” ha riportato in questi giorni alcune delle “prediche di Spoleto”, ovvero delle conferenze tenute sul “Padre Nostro” nell’ambito del Festival dei Due Mondi. 

Il 1° luglio ha ospitato il contributo del card. Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze (“Padre nostro, che sei nei cieli”): “In un commento al passo di Matteo in cui Gesù parla del Padre nostro, Papa Francesco sottolinea che ‘se lo spazio della preghiera è dire <Padre>, l’atmosfera della preghiera è dire <nostro>: siamo fratelli, siamo famiglia’. Ecco perché la preghiera che Gesù insegna comincia con queste parole: in questo modo ci ricordiamo che siamo fratelli e che il mondo in cui siamo non è nostro, ma ci è stato donato da un Padre sovrabbondante di amore per l’uomo”.
Il giorno successivo ha fatto riferimento alla riflessione di sr. Roberta Vinerba (“Sia santificato il tuo nome”): “Quando preghiamo che venga santificato il nome di Dio, altro non desideriamo che il Nome di Dio rivelato da Gesù, quello di Padre, sia così trasparente in noi, così luminoso in noi, nella nostra vita ordinaria, da illuminare tutti quelli che si trovano in questa casa comune che è la famiglia umana e la storia tutta”.
Il 7 luglio ha ospitato la meditazione di Donato Ogliari, abate di Montecassino (“Venga il tuo regno”: “Il ‘regno di Dio’, infatti, è […] un dono che eccita il nostro desiderio e corrobora il nostro cammino personale, ma è anche un appello a sentirci responsabilmente coinvolti nella sua crescita attraverso il nostro quotidiano impegno negli spazi della vita sociale e civile, e dunque nella storia nella quale avanziamo spesso con fatica. Impegnarci per il ‘regno di Dio’ richiede che investiamo noi stessi in relazioni nuove, apportatrici di vita e di
comunione, di vivere nella libertà autentica, nell’amicizia, nella solidarietà e nella condivisione; di essere profeti che seminano generosamente gesti di riconciliazione e di pace, e che, annunciando lo spuntare dell’aurora oltre l’oscurità della notte, sappiano mantenere viva la speranza di un mondo nuovo”.
L’8 luglio è stata la volta del card. Gianfranco Ravasi (“Sia fatta la tua volontà”): “Il credere genuino non è schiavitù ma libertà, non è imposizione ma ricerca, non è obbligo ma adesione, non è cecità ma luce, non è tristezza ma serenità, non è negazione ma scelta positiva, non è incubo minaccioso ma pace. Come affermava […] il teologo tedesco Heinz Zahrnt, ‘Dio abita soltanto là dove lo si lascia entrare’”.
L’altro ieri ha pubblicato l’approfondimento di Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio (“Dacci oggi il nostro pane quotidiano”): “La quarta domanda del Padre Nostro restituisce il senso minimale di fraternità per cui almeno il pane, almeno il pane dell’oggi, dev’essere messo in comune. Non i grandi investimenti, non le grandi strategie. Non le visioni del futuro, non i programmi dalla lunga durata. Ma almeno il pane. Il pane per l’oggi. Siamo in un tempo in cui il pane degli altri interessa relativamente: forse anche in una stagione in cui cambiare il mondo non è più di moda. Ma il Vangelo ci aiuta a incamminarci su una strada nuova. È il cammino del Maestro, che non passò indifferente di fronte ai malati, ai lebbrosi, agli affamati, alle lacrime delle donne e al dolore degli uomini. Chi salva una fragile vita cambia il mondo. Chi dà il pane cambia il mondo”.


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