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"Se le parole sono perle...". La morte di Daphne Caruana Galizia.

La giornalista maltese Daphne Caruana Galizia, aveva 53 anni, era reporter del “Malta Indipendent”. Scriveva, inoltre, sul suo seguitissimo blog, il “Running Comnentary”.
Aveva intrapreso una sua battaglia personale per fare luce e denunciare pubblicamente gli alti livelli di corruzione della società maltese, pestando i piedi a politici e affaristi, in quest’isola del Mediterraneo dove, come riporta il Corriere della Sera del 17 ottobre 2017, hanno sede oltre alle circa settantamila società “off-shore”, anche i più grandi gruppi mondiali del gioco d’azzardo. Dove vivono boss della ‘Ndrangheta, ex-potenti della Libia di Gheddafi, favoriti da tasse vantaggiose, finte residenze, facili riciclaggi e segreti bancari ben custoditi.
Per questa sua lotta contro la corruzione e il malaffare, in cui erano implicati vari esponenti della politica maltese, da anni riceveva minacce e intimidazioni di ogni tipo, come quando trovò scritta sul muro di casa: “se le parole sono perle, il silenzio vale di più”.
Lei non si era lasciata impaurire ed aveva continuato la sua battaglia.
Ieri pomeriggio è saltata in aria con la sua auto, tramite un ordigno azionato da un telecomando. Pochi minuti prima aveva postato un articolo sul suo blog, in cui con il linguaggio ruvido e diretto che la contraddistingueva, accusava alcuni politici vicini al Primo Ministro di traffici illeciti. L’articolo si concludeva con queste parole: “La situazione è disperata, ovunque io guardi, vedo solo corruzione”.


Francesco Casarelli




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