A proposito della “Fratelli tutti” …

Sono in molti, ormai, ad aver scritto sulla nuova enciclica di papa Francesco, “Fratelli tutti”.

Le diverse sottolineature di opinionisti e commentatori ci aiutano a focalizzare alcuni passaggi di rilievo del documento pontificio reso noto il 4 ottobre scorso.

Melloni, su “Domani”, segnala tanto il legame tra il testo e un atto di dialogo interreligioso quale la Dichiarazione sulla fraternità universale di Abu Dhabi, “citata otto volte”, e “di cui, in certo modo, l’enciclica costituisce una glossa”; quanto il fatto che, “per una decina di volte”, si ricorra al “magistero delle conferenze episcopali come […] dotato di autorità dottrinale”. Lo studioso registra cioè una dilatazione del numero e della varietà delle fonti cui attinge ormai l’insegnamento papale.

Impagliazzo, su “Rivista San Francesco”, fa emergere l’apparente contraddizione tra un tempo come il nostro, “di distanziamento diffidente e non di fraternità solidale” e il messaggio lanciato da Bergoglio. “Eppure, è proprio in questo nostro tempo che papa Francesco ha scelto di utilizzare un vocativo delle ‘Admonitiones’ del santo di cui porta il nome per farne la proposta rivolta a singoli e popoli risvegliatisi ‘sulla stessa barca’ nella tempesta scatenata da un virus tanto microscopico quanto letale, il ‘manifesto’ della nuova anima da dare alla globalizzazione”.

In realtà, aggiunge Tornielli sulla “Stampa”, “siamo circondati dalle ‘ombre di un mondo chiuso’, ma c’è chi non si arrende all’avanzare del buio e continua a sognare, a sperare, a sporcarsi le mani impegnandosi a creare fraternità e amicizia sociale”: “La via per non arrenderci alla tentazione dell’homo homini lupus, dei nuovi muri, dell’isolamento, è guardare […] all’icona evangelica del Buon Samaritano, così attuale e fuori dagli schemi”.

Un messaggio semplicistico, allora? No, afferma la Perroni: “Mi sento di affermare che con ‘Fratelli tutti’ il papa ha scritto un’altra pagina di alta teologia. Con grande pazienza Francesco cerca di insistere su cosa significhi oggi pensare teologicamente, e cioè stare dentro la storia, dentro il passato, il presente e il futuro e non fuori o oltre”.

Secondo Matzuzzi l’enciclica è un “vade retro del papa ai populisti”. Per l’articolista del “Foglio” Francesco “attacca in modo frontale il ‘populismo’, origine di buona parte dei mali della società odierna”. “Il punto centrale della riflessione del papa […] è ancora una volta la comprensione della categoria di popolo”. Perché non è il “popolo” al centro delle elaborazioni teoriche “populiste”; mentre lo è piuttosto la strumentalizzazione dello stesso “al servizio del proprio progetto personale e della propria permanenza al potere”, “fomentando le inclinazioni più basse ed egoistiche di alcuni settori della popolazione”.

“Francesco”, argomenta Spadaro, “non vuole affatto […] combattere contro i mulini a vento”. Ma “pone una riflessione aperta al dialogo con tutte le persone di buona volontà. Si tratta di un’enciclica che, in un mondo afflitto da torri di guardia e mura vuole escludere dallo sguardo del cristiano ogni desiderio di ‘dominio’ sugli altri, promuovendo invece l’umiltà. Scrive Francesco: ‘Voglia il Cielo che alla fine non ci siano più ‘gli altri’, ma solo un ‘noi’’ (n. 35)”. “In questo senso ‘Fratelli tutti’ vuol essere una risposta organica e profonda alla crisi del nostro tempo, un riferimento per la riflessione su dove sta andando il mondo e se siamo contenti di come vadano le cose. Così ci offre un fil rouge grazie al quale riconfigurare un mondo che sembra andare a pezzi”.

In questa direzione si muove anche la riflessione di Riccardi sul “Corriere”. L’enciclica è “una proposta globale centrata sulla fraternità, vista come processo radicale con cui ricomporre la complessità delle relazioni internazionali, locali, interpersonali”. Il documento “lancia la globalizzazione della fraternità come via per ricreare legami, sanare conflitti, affermare la pace, affrontare insieme il futuro in contrasto con l’individualismo contemporaneo”. E’ qualcosa insieme di nuovo e di antico. E’ “l’antico appello cristiano, ingenuo e sapiente: ‘Tutti fratelli’”. Ed è l’individuazione di una terza via tra neoliberismi e neosovranismi.

Francesco De Palma

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