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Il problema del nulla e la vecchiaia reclusa.

Una società migliore per gli anziani è migliore per tutti.

Qualcuno lo chiama il Nulla ma ha molti nomi: vuoto esistenziale, depressione, nichilismo, mal di vivere, istinto di morte. Comunque esso abita le nostre paure. Il primo effetto è che ne parliamo poco. E’ un Leitmotiv della cultura contemporanea: la rimozione di ciò che è sgradevole. Inoltre prendiamo dalla scienza un metodo: ciò che non si può risolvere viene accantonato e si passa a qualcos’altro, sperando poi di trovare la soluzione. Ma il Nulla sta lì, come la natura leopardiana con l’Islandese, ci guarda col suo sguardo terribile e indifferente.

Rimuovere la morte.

Cominciamo a rimuovere tutti i dettagli della vita che ci portano a sentire la presenza del Nulla. Il primo è la morte. Convinti di poterci liberare di questo pensiero cerchiamo di rinchiudere la morte in alcune categorie che non ci appartengono. Il metodo è antico, consolidato: scegliere una categoria debole con poca coscienza collettiva, eccola qua: gli anziani.

Escludere non risolve.

Qui inizia il pasticcio, come quello della follia. Basaglia spiegò che la follia è un fenomeno sociale. Usando la politica e la scienza realizzò il sogno di chiudere I manicomi, delle istituzioni che in sostanza erano divenute coercitive. Per Basaglia i matti vanno tenuti nella società poiché è da lì che viene la loro follia. Per quale ragione questo non vale per la vecchiaia e gli anziani vengono separati, emarginati, chiusi? La risposta è fin troppo semplice: l’uomo anziano ha bisogno di aiuto, gran parte delle persone non vuole aiutare.

Mi rifarò a un’esperienza familiare. Un prozio che ha vissuto fino a 102 anni. Giunto a 97 senza avere bisogno d’aiuto, ha cominciato a non essere più autonomo. Era molto benvoluto dai suoi e la famiglia si è organizzata per tenerlo a casa. Era un uomo inserito in una famiglia, benvoluto. Aveva ancora la forza di esprimere il suo pensiero e avere un contatto con la realtà.

Essere uomini migliori

Durante gli ultimi anni ha avuto bisogno di assistenza continua, ci sono stati momenti difficili. La sua famiglia ha tratto da quest’uomo un ultimo insegnamento, come affrontare la debolezza. Con questo gesto sono tutti divenuti donne e uomini migliori. Non che prima fossero cattivi, ma quell’esperienza ha consolidato i pensieri positivi e inclusivi. È stata una sconfitta per il Nulla. Abbandonando gli anziani all’oblio, rinchiudendoli in istituti tristi dove non riescono a vivere una vita relazionale, noi facciamo spazio al Nulla. Così quest’ultimo avanza come fa l’età di ciascuno di noi.

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