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Un sogno per l’Europa: “Non avere paura della tua storia millenaria, finestra sul futuro più che sul passato!”

Nel “bel” mezzo di una pandemia che ha ripreso di mira l’Europa c’è ancora chi guarda con fiducia al futuro del Vecchio Continente. E’ papa Francesco.

“Sogno un’Europa amica della persona e delle persone”, è scritto nella lettera che il pontefice ha scritto per i 40 anni della Commissione degli episcopati dell’Unione Europea (COMECE) e per i 50 delle relazioni diplomatiche tra la Santa Sede e le istituzioni comunitarie.

Bergoglio ha inteso così condividere “alcune riflessioni” sul futuro di un continente “che [gl]i è particolarmente caro, non solo per le origini familiari, ma anche per il ruolo centrale che esso ha avuto e [ritiene] debba avere ancora, seppure con accenti diversi, nella storia dell’umanità”.

Quello del papa non è un discorso astratto. Francesco ha ben presente le sfide dell’oggi. Ed è per questo che afferma: “Nel nostro tempo che ‘sta dando segno di ritorno indietro’, in cui sempre più prevale l’idea di fare da sé, la pandemia costituisce come uno spartiacque che costringe ad operare una scelta: o si procede sulla via intrapresa nell’ultimo decennio, animata dalla tentazione all’autonomia, andando incontro a crescenti incomprensioni, contrapposizioni e conflitti; oppure si riscopre quella ‘strada della fraternità’, che ha indubbiamente ispirato e animato i Padri fondatori dell’Europa moderna”.

“All’Europa allora vorrei dire”, continua Bergoglio: “Tu, che sei stata nei secoli fucina di ideali e ora sembri perdere il tuo slancio, non fermarti a guardare al tuo passato come ad un album dei ricordi. […] Senza slancio ideale ci si riscopre poi fragili e divisi e più inclini a dare sfogo al lamento e lasciarsi attrarre da chi fa del lamento e della divisione uno stile di vita personale, sociale e politico. […] Europa, ritrova te stessa! Ritrova i tuoi ideali che hanno radici profonde. Sii te stessa! Non avere paura della tua storia millenaria che è una finestra sul futuro più che sul passato. Non avere paura del tuo bisogno di verità che dall’antica Grecia ha abbracciato la terra, mettendo in luce gli interrogativi più profondi di ogni essere umano; del tuo bisogno di giustizia che si è sviluppato dal diritto romano ed è divenuto nel tempo rispetto per ogni essere umano e per i suoi diritti; del tuo bisogno di eternità, arricchito dall’incontro con la tradizione giudeo-cristiana, che si rispecchia nel tuo patrimonio di fede, di arte e di cultura. Oggi, mentre in Europa tanti si interrogano con sfiducia sul suo futuro, molti la guardano con speranza, convinti che essa abbia ancora qualcosa da offrire al mondo e all’umanità”.

Meno male che qualcuno ha ancora fiducia in questa nostra Europa! Meno male che qualcuno sogna ancora “un’Europa che sia una famiglia e una comunità”. Meno male che qualcuno ci ricorda come “gli anni recenti e ancor più la pandemia hanno dimostrato che nessuno può farcela da solo e un certo modo
individualistico di intendere la vita e la società porta solo a sconforto e solitudine”.

Queste parole aiutano a non perdere la speranza, anche in un tempo tanto buio. Le stelle dell’Europa illuminano la nostra strada.

Francesco De Palma

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