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La forza della parola contro l’intimidazione delle armi

Amanda Gorman che legge la sua poesia durante la cerimonia di insediamento del presidente degli Stati Unti

Joe Biden ha chiesto ad Amanda Gorman, una giovane poetessa, di leggere una poesia alla cerimonia del suo insediamento.  È un segnale chiaro di rottura con Trump. È donna, afroamericana, giovane, poetessa, con una disabilità: difficilmente si poteva trovare una persona più lontana dal trumpismo. Quest’ultimo è una miscela di brutalità e disprezzo che ha rischiato di divenire il naufragio del sogno americano. 

I sogni non muoiono

Ma i sogni non muoiono, perché vivono nella testa delle persone e si trasmettono a una velocità notevole. Una volta che incontrano la potenza della parola non c’è niente che li possa fermare. Quindi sono felice per Joe Biden perché si è dotato dell’arma più potente che poteva trovare sul mercato. Le parole infatti non hanno padroni, possono servire chiunque e donare la loro potenza al bene o al male. 

Amanda è giovane, non ha in mano alcuna leva del potere, non possiede alcun tipo di forza se non quella della sua gioventù. Ciò che rende potenti le sue parole è che ha contro il colore della pelle e una disabilità ma il messaggio arriva, ed arriva potente. Un secondo punto di forza di queste parole sta nel fatto che tutti possono condividerle, che non hanno un padrone e che sono belle e questa bellezza può salvare. 

Lascito di Martin Luther King

Le parole di questa ragazza sono un lascito di Martin Luther King, sono la continuazione ideale del grande discorso fatto il 28 agosto del 1963 davanti a 200.000 persone a Washington. Quel giorno il predicatore afroamericano pronunciò le parole “I have a dream”, questo sogno continua a vagare nel cuore dell’America e non muore. Come continua il sogno dei primi costruttori degli Stati Uniti, che rifiutarono di essere sfruttati e discriminati e affermarono la propria dignità e con la loro quella di ciascun uomo. 

Il vaccino contro l’egoismo

Pare che Amanda Gorman, dopo aver composto una prima parte dell’opera con lentezza, ha trovato l’ultima ispirazione la notte dell’attacco a Capitol Hill da parte dei seguaci di Trump. La poesia va letta, meditata. Dentro ci si trovano le cose migliori dello spirito umano, la volontà di unirsi, il desiderio di bene, la volontà di un futuro per il mondo e le prossime generazioni, il rispetto per ogni uomo. Suggerisco di iniettarla nelle vene, perché come un vaccino si radichi nel nostro sangue, rafforzi le nostre ossa. La battaglia non è finita e il sole sorge lontano all’orizzonte.

Ecco la parte finale della poesia:

La nostra gente, diversa e bella, si farà avanti, malconcia eppure stupenda.
 Quando il giorno arriverà, faremo un passo fuori dall’ombra, in fiamme e senza paura.
 Una nuova alba sboccerà, mentre noi la renderemo libera.
 Perché ci sarà sempre luce,
 Finché saremo coraggiosi abbastanza da vederla.
 Finché saremo coraggiosi abbastanza da essere noi stessi luce.
 


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